Questo libro è un classico della letteratura. Non faccio fatica a definirlo tale e non temo proteste a questa mia affermazione, che ora, indubbiamente, giustificherò. Un classico della letteratura è, a mio modesto parere, un'opera di rara bellezza e unicità, non solo per lo stile con cui è scritta né per l'idea geniale che l'alimenta, ma per l'emozione che suscita nel lettore; emozione che rimane costante con il passare degli anni, dei secoli e delle generazioni. Un classico della letteratura è un'opera dal messaggio immortale, è questo è L'amico ritrovato. Come potrebbe non essere immortale il tema dell'amore e dell'amicizia, della guerra e della speranza?
Pubblicato nel 1971, in breve tempo, questo racconto si è affermato come una perla in mezzo ai tanti testi sul periodo del nazismo. Mette a nudo quelle che erano le ipocrisie, le convinzioni e i sentimenti della Germania di Hitler, ne da un affresco straordinario, celato da una patina di irrequietezza, di distacco, che ci permette di cogliere ogni sfumatura del disagio, dell'orrore.. e in sole 92 pagine.
Ma L'amico ritrovato non è "solo" un libro sul nazismo ma è anche un libro di amicizia, profonda, sentita cercata. Ma non un'amicizia qualsiasi, no, un'amicizia impari, per ceto, censo e origine. Ci insegna come in una società corrotta le differenze economico-culturali possano minare gli affetti, come la diversità diventi da ricchezza un ostacolo. Ma il messaggio è chiaro e bisogna leggere fino all'ultima pagina per capirlo: se un sentimento è vero, né la corruzione né la diversità possono intaccarlo.
Tutto questo rende il capolavoro di Uhlman un classico della letteratura, e non c'è bisogno di aspettare secoli per capire se avrà ancora lo stesso effetto, se porterà le stesse emozioni, perché questo messaggio è immortale, è connaturato all'uomo, alla parte più nobile della nostra natura.
"L'amico ritrovato" di Fred Uhlman, un classico.

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